Non è facile
trovare ed allineare le molte notizie storiche ,talvolta contradditorie,
dalle quali poter dedurre la verità sul “Castrum Honariae
e sul primo “Eccelo”(Ezzelino) che ebbe in feudo il nostro
territorio.
Una notizia è certa: dal centro di Onara prese il nome la famiglia degli
EZZELINO che si denominò per 200 anni “Da ONARA“. Ed Onara
entra nella storia per merito degli Ezzelino.
L’investitura sul Feudo non poteva fondarsi sul nulla, quindi in Onara
doveva preesistere una entità già edificata: una roccaforte o un
ex presidio militare romano oppure diversi edifici con protezione di terrapieni,
palizzate ed un corso d’acqua profonda. Un centro fortificato, certamente
!
Da alcuni documenti della Curia vescovile di Padova , il toponimo di Onara
si incontra la prima volta in una donazione del 28 maggio 972 come “Aunario”.
Un secolo dopo, un atto pubblico del 6 agosto 1074 è rogato in “Villa
Aunara” e un altro del 10 luglio 1076 in “Auniero” .
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Il toponimo è invece “Aunaria” in una donazione del 29 aprile
del 1085. Il preside Angelo Bacchin, nella sua tesi di laurea, riporta altre
notizie desunte dal Cantù: Un Marcus de ONARA è testimone in
un atto notarile del 20 ottobre 1145.
Un Yzelinus de Honara è testimone in un atto dell’imperatore Barbarossa
del 7 aprile 1164.
Un Joannes Icelini de Onara compare nella divisione dei beni di Albertino da
Baone, il 23 Maggio del 1183.
Da notizie riportate da Angelo Bacchin e desunte dal Cantù in “Storia
di un Ghibellino”, e da altri documenti, si apprende che “ECELO” (
Ezzelo, o Ezzilone),deriva con tutta probabilità dalla parola “HETZEN
= Cacciatore”. Questa è’ l’etimologia di Hetzen e di
Ezzelino. Nel “Nibelunghen Attila” è chiamato “HETZEN”,
cioè cacciatore.
Ecelo, figlio di Arpone, era un tedesco che seguiva la legge salica e proveniva
dalla Bassa Sassonia.
Lo scrittore Bonifacio afferma che Ezzelo era figlio di Alberigo d’Olanda
della curia imperiale tedesca; sarebbe venuto in Italia nel 995 come capitano
nell’esercito di Ottone III°.
A seguito dei suoi atti di valore fu investito nel 1014 della giurisdizione sul
Castrum di Onara con i territori circostanti.
Onara per essere oggetto di una donazione così prestigiosa da parte dell’imperatore
non doveva essere soltanto un terreno paludoso con un bosco di ontani a sud
del piccolo fiume Tergola.
Poiché la parola “ONARA” ricorre spesso negli atti degli Ezzelino,
la località doveva essere la abituale dimora della famiglia feudale
tedesca.
Una conferma ulteriore si ha dal documento del 1085, quando Ecelo e Gisla sua
moglie disposero di essere sepolti nel Monastero di S.Eufemia (Abbazia Pisani
): ”Item hoc placuit et convenit inter predictos benefactores et oblatores
sepelire nisi in cimiterio ipsius monasterii”. Diversi atti vennero redatti
in “ Villa Haunaria”, sede abituale, anche se gli Ezzelino alternarono
poi il loro soggiorno familiare tra Onara, Romano e Vicenza. Nella Marca Trevigiana
e via via fino ai deliziosi colli euganei, scrive il preside Bacchin, trovasi
dappertutto resti di castelli. ”I castelli erano i nidi dei feudatari,
che là dentro stavano come patriarchi e signori assoluti non riconoscendo
altre leggi che le proprie, non altro limite al fare che la potenza di fare.
Di qui l’individuale orgoglio e il sentimento della sovranità che
rinacque. Il feudatario era uno straniero agli occhi dei propri sudditi. Era
isolato e diffidente, avendo come unico compito se non la caccia e la guerra.” Il
FEUDO era infatti una proprietà che bisognava fortificare, aumentare con
matrimoni di interesse e difendere combattendo contro altri feudatari, in una
posizione di diffidente soggezione allo stesso imperatore. Il vivere dei Feudatari
era quello dei capi di una piccola nazione e con i loro pari trattavano per mezzo
di ambasciatori e nel dissenso usavano la forza delle armi. L’imperatore
stesso non aveva concentrazione amministrativa, non tribunali né truppe
stabili. Quando c’era necessità riuniva un esercito, imponeva i
tributi e chiamava i Feudatari ad appoggiarlo. I Feudatari non hanno mai formato
tra loro né un corpo né una federazione, ma ciascuno, sovrano nel
proprio feudo, non aveva idea di un potere pubblico sovrano, se non quando l’Imperatore
scendendo in Italia lo convocava ( come a Marengo o a Roncaglia). Se la decisione
dell’Imperatore non andava loro a genio, tutti i feudatari la ricusavano
e resistevano nei loro castelli. Unica legge era la convenzione, unica garanzia
la forza e la resistenza personale. La famiglia degli Ezzelino da Onara sapeva
come farsi rispettare da amici e nemici, pur nell’isolamento in cui viveva.
Ogni feudatario concepiva la proprietà come un microcosmo autarchico con
pochi scambi con il mondo esterno. Il patrimonio era fatto di poderi e di coloni,
sui quali esercitava autorità di sovrano assoluto. Il centro amministrativo
si chiamava “VILLA” e consisteva in un complesso di edifici il più importante
dei quali era il castello del Signorotto, che , con il suo fossato ed il ponte
levatoio, fungeva da fortezza di difesa del territorio. Accanto a questo complesso
c’erano le fattorie con i coloni che lavoravano il latifondo diviso con
regime diverso, parte direttamente amministrato dal feudatario con servi e una
parte consistente in “mansi”, poderi a mezzadria. Il feudatario in
genere manteneva devozione verso il “Sovrano”, ma non conosceva doveri
verso gli inferiori, nè alcun tribunale avrebbe potuto imporglieli. Attorno
al castello, come si è già detto, abitavano i lavoratori, servi
in diverse gradualità senza alcun diritto e garanzia. La popolazione tutta,
per abitudine, era sottomessa alla volontà capricciosa del signorotto.
La popolazione tutta, per abitudine, era sottomessa alla volontà capricciosa
del signorotto. La popolazione del borgo era separata dagli altri gruppi di abitanti,
come una piccola nazione. La consuetudine feudale incatenava quella povera plebe
alla “roccaforte” e spingeva a vedere come straniera la popolazione
degli altri villaggi che dipendeva da altri feudatari. Mentre nell’impero
romano la gente si era riversata nelle città, ora si stava ridistribuendo
nelle campagne, creando villaggi o agglomerati di abitazioni rinforzate da terrapieni
o agglomerati di abitazioni rinforzate da terrapieni, da palizzate, da corsi
d’acqua.
L’agglomerato di abitazioni di Onara, attorno ad un fortino romano, quando
passò al primo Ezzelino ? Gli storici ci danno risposte diverse.
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